Trekking in Valle Gesso

Lago della rovina, diga del Chiotas, Rifugio Genova

È una fresca mattina di inizio giugno. Oggi danno bel tempo, anche se in questo periodo le previsioni sono poco affidabili. Decido di partire lo stesso, oggi andrò a godermi la Valle Gesso. Maestosa, imponente, leggiadra. Ogni volta un regalo per l’anima. 

Passo da Entracque, arrivo al lago delle Rovine. È un lago incantevole, ospitale e adatto a chiunque. Molti vengono a pescare le trote, altri a fare grigliate, altri ancora piantano le tende. C’è anche un chiosco dove si può sostare per prendere qualcosa da bere. 

lago della rovina

Il fresco mi accarezza il volto, il cielo è azzurro e sono pronta a partire: oggi raggiungerò il Rifugio Genova. Ci sono stata quando avevo 6 anni e ne ho uno splendido ricordo, per questo voglio ritornarci. Decido di percorrere la via più lunga, per vedere com’è fatta. È ampia, sterrata, ben segnalata e di facile percorribilità. Ogni tanto devo saltellare da un sasso all’altro perché diversi fiumiciattoli rigano il sentiero. Dopo queste ultime piogge di acqua ce n’è davvero tanta, e questo mi riempie il cuore. Sono sola, non c’è ancora nessuno. A me piace andare in montagna presto, e arrivare alla meta al risveglio del sole. Ogni tanto sento un rumore, e poi eccoli lì! Davanti a me degli splendidi stambecchi: hanno il pelo arruffato, stanno facendo la muta. Mi guardano, si guardano intorno e in pochi secondi si sono già dileguati. La loro destrezza mi ricorda quanto siano i veri abitanti della natura: il loro portamento sicuro, la loro agilità, la sicurezza nel prendere qualsiasi strada davanti a sè e improvvisamente sparire nel verde…uno spettacolo. 

Ormai vedo il lago già dall’alto, sempre più piccolo. Queste rocce mi catturano, mi inebriano, come mi chiamassero. Infatti come sempre, mi avvicino e poso le mie mani su di esse, chiudo gli occhi e respiro. Non so spiegare l’energia che riescono a trasmettermi, ma non posso fare a meno di toccarle. Ancora più rigenerata, procedo.

Ma ecco che improvvisamente un batuffolo di nebbia compare proprio da laggiù, e in men che non si dica avvolge me e tutto l’ ambiente circostante. Ecco cosa mi insegna anche la montagna: l’imprevedibilità. Quassù in un attimo tutto cambia, in un attimo perdi qualsiasi riferimento e le certezze traballano. Hanno ragione gli anziani quando mi ripetono che la montagna non perdona. È proprio così. 

Comunque il percorso è semplice, e sono ottimista, voglio credere che prima o poi tornerà il sole: e poi sono quasi arrivata , sarebbe un peccato mollare proprio ora. 

Arrivo alla diga del Chiotas e in questo momento non si vede più in là di un metro: non vedo l’acqua nè il rifugio. Continuo a camminare e nell’ultimo tratto calpesto ancora un po’ di neve…ed eccolo lì! Incastrato tra le rocce, attorniato da montagne, il Rifugio Genova. 

In un’ora sono arrivata, adesso ci vuole proprio un bel caffè! Entro, chiacchiero un po’ con una simpatica cameriera, che mi dice che hanno aperto appena il giorno precedente. Il tempo di un caffè e poi prendo la strada del ritorno. Piccola parentesi: ma quanto sono buoni i caffè ai rifugi? Sarà che il sapore viene arricchito dall’alta quota, dalla bellezza circostante, da un’atmosfera calma e umana…ma sono davvero buoni.

Ecco che, appena raggiunta nuovamente la diga del Chiotas, l’azzurro spunta dal grigio, si fa sempre più spazio e…la giornata torna a risplendere! Sono fortunata, ora sì che posso vedere la diga e il panorama splendido che c’è intorno. 

In quella meraviglia il mio istinto, puntuale come sempre, mi bussa alla porta: qui è proprio il caso di cantare una canzone! 

Basin d’amur, una canzone popolare piemontese.

La discesa

E così intono due note, immersa in una bellezza senza tempo. Ancora qualche foto e poi riparto per tornare giù. Questa volta, al bivio, scelgo di percorrere il tragitto più breve: è un sentiero ripido e scosceso, da fare con gli occhi ben aperti. 

Tra un passo e l’ altro incontro qualcuno che sta salendo, scambio un saluto e continuo a scendere. Adoro questa usanza tipica della montagna, in cui si saluta chiunque si incontri. È come essere in un’ altra dimensione, dove le persone hanno in comune lo spirito agreste che solo la montagna sa dare, e per questo è come si conoscessero. 

Ed eccomi in fondo, dove mi aspetta un’ ultima sorpresa: degli stambecchi adagiati vicino al chiosco, tranquilli e per nulla intimoriti dalle persone che li fotografano o cercano di avvicinarli. Sono abituati a vederle, e forse anche un po’ felici di mettersi in mostra. 

Ora mi siedo a un tavolo, respiro ancora una volta, ancora una volta ammiro questo posto…ho una gran voglia di scrivere, e ora comincerò a farlo. 

Spero che questa escursione in Valle Gesso vi abbia trasmesso delle belle sensazioni…

Mi raccomando, tornate a trovarmi qui sul blog la prossima settimana…non vedo l’ora di raccontarvi qualcos’altro sulle valli occitane piemontesi. 

Un abbraccio, 

Michela 

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